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Un mondo da fine del mondo è lo scenario tracimante e violento che incornicia storie e personaggi tutti comicamente, tragicamente e mostruosamente attuali, a partire dal protagonista che racconta in prima persona il suo malinconico e globalizzato bildungsroman. Fino alla cosiddetta troia ergo sum. E poi teppisti, mamme, tassisti, turchi di ogni razza e colore, ballerine, ministri e uscieri confusi nella transumanza di gente festosa dove la volgarità è il placebo della comune mancanza di talento.

Come nei miei film, anche in questo racconto ho incrociato e montato molti linguaggi. Dante per cominciare... la piova eterna, maladetta, fredda e greve. Sempre senza corsivo.

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«Il repertorio come una sorta di effetto Shahrazàd. Si racconta una storia in cui si racconta una storia e si ricompone il racconto del mondo, lo si ricostruisce a memoria, da testimone oculare.»

Che cosa diventano le immagini televisive quando non sono più televisione?
Una volta connesse al deposito delle memorie accumulate nel tempo e nel diluvio delle immagini prefabbricate dai media e dai nuovi media, si confondono nell’incredibile magazzino del visibile e nella moltiplicazione delle superfici visive.  
Con questo libro, metto a disposizione gli strumenti per un uso creativo del repertorio. Schegge è una guida per muoversi dentro l’archivio Rai, allo stesso tempo è una storia della televisione tra quello che non è più e quello che non è ancora. Ma Schegge è anche un libro da leggere navigando su internet, aspettando un download in file sharing, montando una ripresa con il cellulare.
 Perché si tratta soprattutto di un libro da usare come una scatola degli attrezzi. A partire dalla scrittura che attraversa cinema, letteratura, fumetti, musica rock, pubblicità e altro, nello spazio senza asse né centro, senza alto o basso delle emozioni. Sempre col piacere di uno sguardo capace di elaborare e sfruttare i minimi segni rilevatori delle immagini e quindi di organizzare il proprio immaginario in racconto.