Il repertorio televisivo testimonia più di cinquanta anni di vita sociale e di storia tra costume, politica, cronaca, sport, cultura e spettacolo.
In particolare gli archivi della RAI contengono un repertorio di immagini straordinarie e di informazioni preziose.
Cosa diventano però le immagini televisive quando non sono più televisione? Entrano in memoria come cookie. Informazioni biscotto che segnano un passaggio. E raccontano caratteri e umori di un'epoca. Incrociandosi in una specie di magazzino totale.
Occuparsi di repertorio significa allora essere come un bricoleur che riutilizza frammenti di varia origine e li recupera a più sensi possibili. Attivando un modo di vedere. Una visione divorante che è tecnica di invenzione e di riappropriazione.
Lavorando sul repertorio da molti anni, Filippo Porcelli ha visionato, selezionato e manipolato una quantità inverosimile di immagini conservate nell'Archivio RAI e negli archivi pubblici e privati di enti, industrie, istituzioni, musei, aziende.
A volte semplicemente per catalogare, documentare e riportare alla memoria oggetti smarriti.
Altre volte, invece, per riorganizzare il tutto sintatticamente costruendo nuovi prodotti con un linguaggio originale.